lunedì 19 marzo 2018

Cantami o Diva: Carlo Bergonzi canta Verdi

Oggi voglio dedicare la puntata a quello che, per molti melomani, è il tenore verdiano per eccellenza: Carlo Bergonzi.




Sappiate fin da subito che per questa analisi ho scelto di snobbare i ruoli più celebri (se mai ho sotto mano la possibilità di snobbare Verdi, mi ci devo lanciare!) per poter dare spazio a quelli meno inflazionati, ma non per questo meno complessi o interessanti.

Bergonzi inizia la sua carriera come baritono, affrontando in scena come Belcore, il Figaro di Rossini, Rigoletto o il Dottor Malatesta del Don Pasquale. Proseguendo lo studio si rende conto che le difficoltà vocali che lo limitino nei ruoli che esegue non sono dovute a particolari difetti tecnici, ma al fatto che si stia forzano nella vocalità di baritono, quando invece la sua natura è quella del tenore. Decide quindi di dare una svolta alla propria carriera e vocalità intraprendendo in solitaria lo studio del repertorio e della vocalità tenorile. La voce che ne scaturisce è quella del tenore lirico/lirico spinto che, come ben riassume Wikipedia è una voce chiara e con inflessioni brunite nel medium, di volume buono, ma non debordante, e sorretta da un'eccellente preparazione tecnica (famoso in particolare il controllo assoluto della respirazione, che consentiva frasi lunghissime senza alcun apparente sforzo).
Queste caratteristiche hanno reso Bergonzi l'interprete ideale di tanti eroi verdiani che hanno tratto giovamento dalla sua solida vocalità, dalla sua attenzione alle richieste dell'autore e dal suo fraseggio mai sopra le righe, ma sempre partecipe.

Perfetto esempio di quanto detto è quest'aria dall' Ernani.


Proseguiamo con I Lombardi alla prima crociata.


Lo ascoltiamo ora nell'Attila.


E concludiamo con Luisa Miller.


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