lunedì 13 aprile 2015

Parola... Parolissima!: Sillabato

[Informazione di servizio: la mia connessione internet è tremendamente capricciosa quindi le pubblicazioni potrebbero essere ancora più irregolari del solito. Chiedo venia!]

Chi di noi ama Rossini e si è trovato a leggere qualche recensione dell'esecuzione di una sua opera o qualche scritto riguardo alle sue composizioni avrà di certo incontrato la parola sillabato.
Ovviamente il sillabato non è stato appannaggio del solo Rossini, ma credo che l'esempio sia calzante.
Il sillabato non è atro che una pronuncia staccata di sillabe, oppure anche la pronuncia di parole e frasi ma con una accentazione delle singole sillabe così che il significato è comprensibile ma viene annullata l'espressione. Per cui l'effetto ritmico prevale sull'effettiva scansione corretta, e quindi comprensibilità, del testo.

Come spesso accade, l'esempio rende la comprensione della teoria molto più efficace che la lettura di chilometri di definizioni da manuale.
E' un sillabato fitto fitto la parte centrale dell'aria di Bartolo ne "Il barbiere di Siviglia", "Signorina, un'altra volta": decine e decine di uguali di valore (1/8 quasi sempre) e uguali di altezza per diverse battute rappresentano il virtuosismo dell'antivirtuosismo. Nessuna vaghezza, nessun ornamento, ms un'articolazione lunghissima di fiato.

   

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