Compilando questo post, la vostra diabolica blogger Aspasia ha ricevuto una splendida notizia.
Per questa ragione ho scelto per l'odierno DDT un'opera che amo particolarmente.
Non si tratta questa volta di un titolo "assurdo", bensì di un'opera minore di un autore arcinoto.
Sto parlando della Zelmira del nostro beneamato Gioak!
Domenica ho provato sulla mia pelle che il diavolo non solo ascolta Mozart, ma veste anche Prada. Con ciò, non intendo sostenere che sono arrivata al Comunale con l'idea di fare tendenza, ma semplicemente che mi adeguo alla moda. E, poiché quest'anno la moda impone di adeguarsi a un colore particolare (Verdi) e che intende seguire la più rigida monocromia, noi (pluralia majestatis, perché Aspasia ha dimostrato maggiore resistenza) abbiamo lottato finché abbiamo potuto, ma alla fine ci siamo decisi a cedere. E abbiamo ceduto con tutti i crismi, perché di questo Nabucco, salvo catastrofi, vedrò ancora uno spettacolo la Domenica ventura. Sia ben chiaro, l'abbiamo fatto per voi, per dedicarvi la cronaca dell'ennesima scorribanda bolognese (me lo permetto perché il riferimento al colpevole è più generale che particolare e perché, per buona abitudine, non mi assumo responsabilità ;) ).
Apprendo con piacere che una voce che di recente ho avuto il piacere di apprezzare per la prima volta dal vivo in occasione del Guillaume Tell pesarese a breva sarà nei negozi di dischi con un'incisione in studio (la sua prima, se non sbaglio).
Come voi ben sapete, cari lettori, in questo blog non c'è assolutamente NULLA di serio. Ed è per questo che oggi per celebrare quello che i media e anni di musicologia hanno fatto passare per il compositore nazionale (tutte balle, il compositore italiano per eccellenza è Manfroce; tanto più che anche lui ha composto un'Alzira, che il cigno di Busseto ha poi ben pensato di fare anche lui... COPIONE!) eviterò i panegirici che troverete in abbondanza da tutte le altre parti.
In un'intervista di qualche tempo fa (qui vi rimando ad un "sommario" in inglese, l'originale è in olandese e non mi azzardo neanche a cercarlo) il tenore polacco Piotr Beczala, novello Torquemada operistico, ha detto di aver compilato un libro nero...
Dolente di dovervi rimandare all'opera link per link, ma, visto che le cose non possono mai andare per il verso giusto, oggi la connessione mi faceva i dispetti e sono stata costretta a ricorrere agli estremi rimedi...
Sabato scorso un amico organista mi ha fatto notare che, secondo lui, non si sente mai abbastanza Handel: per quanto sia tornato in auge, più all'estero che in Italia, a dire il vero, lo si considera ancora un'autore di nicchia, e comunque le sue composizioni (soprattutto quelle operistiche, in concerto, in particolare quando si tratta di oratori, va un po' meglio) non sono considerate "grande repertorio", alla stregua di una Traviata o di un Barbiere di Siviglia, per intenderci.
E' quindi con immenso piacere che in questa rubrica propongo un Handel poco eseguito, ma che io vedrei molto volentieri a teatro: Radamisto.
Dopo due spettacoli che mi hanno fatto masticare via l'amaro assaggiato nel primo, era d'uopo che l'indomani mattina mi recassi in pellegrinaggio a Loreto, pregando che anche il terzo fosse all'altezza... Ma di questo non avevo di che preoccuparmi, perché persino il librettista mi avrebbe dato manforte.
"Fu di libretti autor, chiamossi Tottola, un'aquila non era, anzi una nottola".