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martedì 9 maggio 2017

Una voce poco fa: La sonnambula (Trieste, 7 maggio 2017)

Era da un po’ che non mi recavo a teatro così, quando Aspasia mi ha proposto di andare a vedere la Sonnambula in quel di Trieste, non ho potuto che lietamente acconsentire e partecipare, per quanto alcune recensioni negative avessero un po’ “appannato” il mio entusiasmo.
Devo confessare che, aspettandomi una catastrofe, sono rimasta discretamente soddisfatta della mia sortita e che nel complesso lo spettacolo andato in scena domenica 7 maggio è stato apprezzabile, per quanto non entusiasmante. Il cast era composto dai seguenti elementi:

Il conte Rodolfo          Filippo Polinelli
Amina                         Aleksandra Kubas-Kruk
Elvino                         Bogdan Mihai
Lisa                             Olga Dyadiv
Alessio                        Marc Pujol
Teresa                         Namiko Kishi
Un notaio                   Motoharu Takei

Coro e Orchestra del Teatro Verdi di Trieste
Direttore: Guillermo Garcia Calvo

Regia                           Giorgio Barberio Corsetti
Regista assistente       Fabio Cherstich
Scene e Costumi         Cristian Taraborrelli
Disegno luci               Marco Giusti

lunedì 13 marzo 2017

domenica 15 gennaio 2017

Una voce poco fa: Barbie e il Flauto Magico

Dopo una lunga assenza dalle serate operistiche, una delle vostre diaboliche blogger ha lasciato il suo oscuro nascondiglio per recarsi in quel di Trieste per il suo primo (incredibile!) Flauto magico.




lunedì 1 febbraio 2016

Una voce poco fa: Norma

Dalla gita a teatro di oggi pomeriggio ho capito una cosa: a prescindere da chi ci sia in scena e da come sia cantata, Norma è e resta un'opera che mi piace a tratti, ma non mi conquista mai del tutto.
E lo dico pur amando profondamente Bellini, ma il fatto che nella mia collezione di cd sia Sonnambula che i Puritani siano presenti con edizioni in quantità almeno doppia rispetto a quella del''opera in questione mi pare indicativo...
Perché non mi conquista? Bella domanda...
Ma finiamola di parlare degli affari miei e passiamo alle cose serie.




lunedì 5 gennaio 2015

Una voce poco fa: Das Liebesverbot a Trieste

Cari lettori, oggi festa grande (o grande disgrazia, dipende dal punto di vista...): vi toccheranno due post!
E, notizia ancora più incredibile, le vostre diaboliche blogger sono tornate a teatro! O meglio, dovevano tornare assieme a teatro, ma trenitalia ha giocato un brutto tiro alla vostra Armida che quindi non ha potuto raggiungere Trieste per lo spettacolo...

Come avrete capito dal titolo, la vostra Aspasia ha fatto il suo trionfale ritorno in quel di Trieste perché non poteva assolutamente perdersi quello che era il titolo d'apertura di quest'anno, anche perché dubito che avrò altre occasioni di vederlo dal vivo in vita mia: Das Liebesverbot oder Die Novize von Palermo. 


martedì 27 marzo 2012

Una voce poco fa: Operazione "Meglio un gobbo oggi che un Duca domani" - Rigoletto (Trieste, 25/03/2012)

E' verità universalmente riconosciuta che le vostre diaboliche blogger odino Giuseppe Verdi. Ciò nonostante ci ostiniamo ad andare a teatro a vedere le sue opere perché (e anche qui vi sparo uno dei miei amati elenchi puntati):
  • i teatri lo inseriscono costantemente e abbondantemente (leggasi TROPPO) nelle loro stagioni
  • andare a teatro ci piace a prescindere
  • magari c'è qualcuno bravo che canta
  • magari c'è qualcuno che produce delle perle nere (nel caso dell'opere del bussetano, è la circostanza che più auspichiamo).
Incoraggiate da un cast piuttosto interessante, ci siamo recate in quel di Trieste cariche di speranze :). Vi anticipo fin d'ora che, in sostanza, siamo uscite da teatro abbastanza soddisfatte.
I protagonisti della serata sono stati:
  • Luca Salsi - Rigoletto
  • Francesco Meli - Il duca di Mantova
  • Julia Novikova - Gilda
  • Michail Ryssov- Sparafucile
  • Francesca Franci - Maddalena
  • Nicolò Ceriani - Il conte di Monterone
  • Angelo Nardinocchi - Marullo
  • Mario Bolognesi - Matteo Borsa
  • Giuliano Pelizon - Il conte di Ceprano
  • Marca Calcaterra - La contessa di Ceprano
  • Loredana Pellizzari - Il paggio della duchessa
  • Ivo Federico - Usciere del conte
  • Corrado Rovaris - Direttore
  • Michele Mirabella - Regista
Si parte un pò in sordina con un ouverture un tantino insipida. Per il resto della recita la direzione è andata a fasi alterne. Alcuni momenti molto precisi e incisivi, altri meno (ad esempio un "Sì, vendetta" troppo veloce, per i miei gusti) e qualche fiato lasciato intervenire con eccessiva veemenza. 
Julia Novikova (Gilda), già nota per aver ricoperto questo stesso ruolo nel famoso Rigoletto televisivo con il Topone (alias Placido Domingo), mi ha sorpreso mettendo in mostra una voce più sonora e corposa di quanto mi aspettassi (intendiamoci, il volume non è torrenziale, si tratta pur sempre di un soprano leggero, ma dall'ascolto televisivo me l'ero immaginata più leggera, soprattutto nel registro centrale). Il timbro non è particolarmente prezioso, un filino "vetrosa" per le mie orecchie, ma la voce è estesa e sostanzialmente ben emessa, inoltre ha cercato una via interpretativa tradizionale ma accurata mediante l'uso della mezzavoce (anche se, ho rilevato qualche errore di intonazione, soprattutto nei pianissimi). Unica delusione il mi bemolle della Vendetta: intonato ma piccolo piccolo. Nel complesso un'interpretazione più che riuscita che il pubblico ha dimostrato di gradire.
Magnifico il Rigoletto (e, se non sbaglio, si trattava di un debutto) di Luca Salsi. Voce sonora, estesa e di bel colore, fraseggio intenso (penso soprattutto a Cortigiani, vil razza dannata e nel duetto finale con Gilda) ed elegante, non cede mai ad effettacci che spesso si sentono dagli interpreti del buffone. Di gran lunga (per me, ma anche per il pubblico in sala) il trionfatore della serata. Spero di poterlo risentire prossimamente anche in altri ruoli.
Francesco Meli (Duca di Mantova), forse il componente più celebre del cast, si è comportato esattamente come avevo previsto. Premetto che non amo particolarmente il tenore genovese, ma di certo non al punto di non riconoscerne le qualità. Uno dei motivi per cui è particolarmente ammirato è il timbro. A me, onestamente, non piace affatto, ma è un rilievo del tutto soggettivo. Nonostante il fatto che la parte, dal punto di vista vocale, sia decisamente adatta a lui, a mio avviso il personaggio non viene reso in modo corretto. Nei momenti in cui il libertino dovrebbe uscire in tutta la sua spavalderia (soprattutto Questa o quella, La donna è mobile e Bella figlia dell'amore) il personaggio non è convincente. L'esecuzione vocale è corretta, ma manca la sfrontatezza, manca l'arroganza del nobile che passa impunemente da una fanciulla all'altra. Molto meglio nel secondo atto, dove la scrittura e le tematiche affrontate, soprattutto in Parmi veder le lagrime, sono più vicine al temperamento di Meli, anche se, dal mio punto di vista, l'interprete è sempre un pò lezioso, più attendo ad emettere dei bei suoni che a cercare il giusto accento per dare vita e spessore al personaggio. Da rilevare, inoltre, qualche acuto non perfettamente a fuoco (ad esempio la chiusa de La donna è mobile, il si è preso bene, ma in chiusa si strozza un po'), qualche presa di fiato di troppo e delle note in piano che hanno deragliato verso il falsetto.
Positiva la Maddalena di Francesca Franci. Fortunatamente non è stata il solito incrocio tra un trans e un orco che troppo spesso ci ritroviamo in questo ruolo. La Franci è stata puntuale nei suoi interventi, mettendo in mostra un piacevole timbro mezzosopranile.
Molto bravo Michail Ryssov nei panni di Sparafucile. Forse il timbro è un tantino chiaro per i miei gusti, ma le note ci sono tutte e l'interprete è stato più accurato di quanto di solito sentiamo per questo ruolo, risolto di solito con accenti truci ed emissione lasciata allo stato brado.
Piuttosto incerto e fisso in acuto il Monterone di Nicolò Ceriani. Non mi è piaciuto il Paggio dall'emissione stridula di Loredana Pellizzari, mentre mi hanno convinto Ivo Federico (Usciere di corte), Annika Kaschenz (Giovanna), Marta Calcaterra (Contessa di Ceprano),   Angelo Nardinocchi (Marullo), Giuliano Pelizon (Conte di Ceprano) e Mario Bolognesi (Borsa).
Molto buona la prestazione del coro, tornato in grande forma. Compatto e preciso, si è fatto davvero onore.
L'allestimento, che avevo già visto nel 2006 (anche se, questa volta, la regia è stata curata da Michele Mirabella) si rifà a quella tradizione "decorativa" che tanto amo. Esattamente quello che ci si aspetta di vedere in un Rigoletto. Costumi d'epoca, scene eleganti e funzionali (anche se l'abbozzo del ritratto del duca non si poteva vedere...), cantanti "lasciati cantare" in pace. Niente colpi di scena (come se non ci bastassero quelli che Piave ha pensato)? Niente simbologie? Niente riferimenti all'attualità? A me non sono affatto mancati. Sarei estremamente felice di poter vedere più spesso altre produzioni così "semplicemente belle" in cui i veri protagonisti sono la musica e il libretto, non le idee strampalate del regista!
Una piccola nota finale. Il pubblico. I presenti hanno dimostrato di gradire lo spettacolo. Grande successo per i tre protagonisti (Salsi su tutti) e per l'ottimo Sparafucile, giustamente festeggiato. devo dire che mi ha preoccupato notare che, per una domenicale pomeridiana, con un primo cast di livello internazionale, il teatro non fosse gremito. In loggione, dove io mi trovavo, i posti erano quasi tutti occupati, salvo quelli di solo ascolto. Stesso discorso per    la seconda galleria. Ma è nei palchi e in platea ce si notavano vuoti importanti. Trattandosi di Rigoletto mi sarei aspettata ben altra folla. Interpreto questo come un segnale di disaffezione da parte del pubblico nei confronti del teatro. Certo, i rimescolamenti dei torni di abbonamento e i cambi di tariffe hanno infastidito non pochi (me compresa) e le ferrovie di certo non incentivano chi non ha voglia di guidare fino a Trieste, ma credevo che il titolo e i nomi presenti avrebbero comunque attratto più pubblico, anche di triestini, che non avevano il problema dello spostamento ferroviario. 
Un peccato.

domenica 29 gennaio 2012

Una voce poco fa: Anna Bolena a Trieste

Andare alle prime, bardarsi di tutto punto e intrattenersi nei foyer coi i Vip fa molto chic. Ma è ancora più chic evitare l'evento mondano e la folla che vi si reca in favore di una replica. Le vostre diaboliche blogger, ovviamente, sono ULTRACHIC e giammai si abbasserebbero a presenziare ad una serata inaugurale, quindi per gustarci l'Anna Bolena che ha aperto la stagione del Teatro Verdi di Trieste, abbiamo atteso la replica di venerdì 27 gennaio, in cui si è esibito il seguente cast (lo stesso della prima):


Anna Bolena: Mariella Devia
Lord Riccardo Percy: Albert Casals
Giovanna di Seymour: Laura Polverelli
Enrico VIII: Luiz Ottavio Faria
Smeton: Elena Traversi
Lord Rochefort: Federico Benetti
Sir Hervey: Max Renè Cosotti


Direttore: Boris Brott


In origine, cioè quando ho acquistato i biglietti, era stato però annunciato un diverso direttore (Campanella) e soprattutto Celso Albelo nel ruolo di Percy (e sarebbe stato un debutto, se non sbaglio). 
Ma è destino che io Albelo lo possa ascoltare solo registrato o alla radio. La prima volta cercò di cantare Leicester in Maria Stuarda, ma dopo pochissimi minuti in scena rimase del tutto afono causa influenza e venne sostituito. Per Lucia di Lammermoor nemmeno si presentò (a causa di mai chiariti problemi contrattuali). Stavolta si è (sembra) ammalato durante le prove. Misera me...


Si trattava di una recita fuori abbonamento, quindi la fauna che popolava il teatro era più variegata del solito (tra l'altro ho anche notato una corriera proveniente da Lubiana), ma, incredibilmente, visto il cast e il titolo (non nazionalpopolare, ma nemmeno tanto desueto) assai scarsa numericamente. Non mi sono lanciata in stime improbabili (contare non è delle attività che mi riescono meglio...), ma posso affermare con una certa sicurezza che il teatro fosse pieno a metà, o anche meno, e che il loggione vedesse occupati circa un terzo dei posti disponibili. Neanche per il Tannhauser di un paio di anni fa ricordo un'affluenza così scarsa! Dopo la defezione di Albelo avevo saputo di varie persone, soprattutto di fuori regione, che non si sarebbero sobbarcate la trasferta, ma non credevo che il numero fosse così ampio, anche perché, quando ho acquistato il mio biglietto, in biglietteria mi era stato detto che quella recita era quasi completamente esaurita.
Sarebbe il caso di interrogarsi su questa scarsa affluenza di pubblico. Dovrebbe faro soprattutto chi il teatro lo gestisce...
Chi è rimasto a casa non si è di certo perso la serata del secolo (neanche dell'anno, se vogliamo...), ma comunque l'allestimento era fatto con un certo gusto (niente di straordinario, ma neanche di orribile, e soprattutto abbastanza rispettoso del libretto e delle esigenze del canto) e il cast, nonostante le defezioni, restava di un certo livello.
A dominarlo qualitativamente (guarda caso) l'intramontabile Mariella Devia. 
Ammetto di non essere una fan sfegata del soprano ligure, ma non sono di certo sorda. La sua è stata una prestazione in crescendo. Un inizio di primo atto un pò stentato, con voce flebile, ma udibile, nella zona centrograve e qualche acuto ghermito, più che emesso col garbo a cui ci ha abituati, ma agilità e intonazione sempre impeccabili. Soprattutto nel secondo atto le cose migliorano, con dei centri più presenti e acuti più sicuri, con tanto di puntatura sul finale di Coppia iniqua. 
Ad essere sincera, però, la Devia Bolena non mi ha mai convinto. 
Mi spiego. Anche se il ruolo, soprattutto in tempi recenti, è stato frequentato prevalentemente da soprani liricoleggeri, in realtà la scrittura del ruolo, almeno dal mio punto di vista, richiede, oltre all'abilità nel canto fiorito (che è presente, ma non in maniera massiccia, come in altri ruoli), un certo spessore per reggere i passaggi più squisitamente lirici e un buon registro grave. Visto che di drammatici d'agilità ne nasce uno ogni morte di Papa, ovviamente si è costretti a scegliere tra vocalità più  liriche, e altre più leggere. Per quanto mi riguarda, preferirei un bel soprano lirico , anche per evitare il rischio che la voce di Anna suoni troppo giovane. I liricoleggeri come la Devia, per costituzione, di solito hanno un timbro piuttosto chiaro, giovanile, adattissimo a giovani fanciulle come Amina, Giulietta, Elvira, ma meno per Anna che, stando ai libri di storia, morì a 29 anni. Per lo standard dell'epoca una donna ormai matura, soprattutto rispetto alle Giuliette ed Elvire di cui sopra, che avranno tutte più o meno 15 anni. Se per loro una voce molto chiara è accettabile, se non auspicabile, per Anna Bolena, che, tra l'altro, è moglie, madre, e soprattutto regina, si vorrebbe uno strumento più importante come peso e colore. In questo la Devia manca. Non per l'età, il discorso sarebbe stato il medesimo anche 20 anni fa, ma per costutuzione. Per questo la sua Bolena non convince. "Le note" ci sono tutte e sono quasi sempre vicine alla perfezione, ma manca la maestà della regina. E questo, a mio avviso, anche nella recitazione. La Devia è una splendida signora in scena, ma le manca quel tocco di "superbia" per renderla del tutto credibile come sovrana, in fin dei conti, orgogliosa. 
Detto questo Mariella Devia venerdì sera ci ha offerto una lezione di belcanto: con intelligenza e abilità ha ottenuto il massimo possibile dal suo strumento e l'ha messo a servizio di un'interpretazione interpretazione intensa e raffinata. 
Alla rivale Giovanna prestava la voce il mezzosoprano Laura Polverelli, la quale non dispone di una voce particolarmente bella dal punto di vista timbrico (tra l'altro mi è parsa anche molto chiara per essere un mezzo, seppur acuto) ma ben emessa e sufficientemente sonora. Fraseggia con gusto e recita con la giusta partecipazione. Peccato per per gli acuti (soprattutto quello finale) nell'aria Per questa fiamma indomita, purtroppo completamente steccati. A controbilanciare questo momento negativo, segnalo la splendida prestazione nel duetto con Anna Sul suo capo aggravi un Dio, in cui l'affiatamento con la Devia e la sua intensità nella resa di quella particolare situazione sono stati davvero encomiabili.
In tutto il primo atto il giovane tenore Albert Casals (Percy) mi ha impressionato per il bel colore e la buona consistenza del registro centrale, anche se già a  quel punto si notava qualche problema negli acuti estremi. Purtroppo questo problema si è ripresentato nella terribile Vivi tu, dove il cantante era messo in evidente difficoltà dalla scrittura del brano. Vista la sostituzione dell'ultimo momento e la giovane età del tenore, io avrei optato per il taglio dell'aria (anche se è una pratica che generalmente non approvo, soprattutto se il brano in questione rientra fra i miei preferiti...), visto che la sua resa ha tolto molto valore ad una prestazione che, fino a quel momento, si poteva dire discreta, con momenti molto interessanti.
Luiz Ottavio Faria (Enrico VIII) è stato un orso dall'inizio alla fine. Pur non avendo commesso particolari errori, la voce è parsa monolitica, non particolarmente sonora o di bel colore, e distante dalle esigenze del belcanto. Se si aggiunge un trucco sciagurato, che con le lui ne facevano sembrare la carnagione verdastra, posso concludere che non mi dispiacerà affatto scordare rapidamente questo Enrico.
Corretto il Rochefort di Federico Benetti, mentre lo Smeton di Elena Traversi, a causa di una voce "intubata" suonava un po' distante dal mio ideale di paggio.
Molto buono l'autorevole Sir Hervey di Max Renè Cosotti.
La direzione di Boris Brott si può riassumere con "ognuno per se, Dio per tutti". 
Per concludere segnalo che, durante il duetto del secondo atto tra Anna e Giovanna, la piattaforma rotante posta sulla scena ha avuto un guasto, per cui ha continuato a muoversi fino a sporgere di più di un metro sopra le teste degli orchestrali. Qualcuno degli strumentisti, giustamente preso dal panico per essersi visto passare sopra la testa un pezzo si scenografia, ha pensato bene di darsi alla fuga. Il brano è stato comunque portato a conclusione. Una volta uscite di scena le cantanti è stata annunciata una breve interruzione per poter risolvere il problema. La scenografia è stata fatta ruotare per tornare ad appoggiarsi completamente sula palco e lo spettacolo è proseguito senza ulteriori spostamenti, dando vita ad una rappresentazione sostanzialmente in forma semiscenica.