lunedì 25 giugno 2012

Una voce poco fa: Operazione "Cicciobello" (Le nozze di Figaro, Bologna, 24 Giugno 2012)

La giornata si era preannunciata campale, perché, finalmente, pareva che a Bologna ci fossimo dati appuntamento tutti-ma-proprio-tutti nello stesso tempo e nello stesso luogo: io (costantemente nostalgica della città felsinea), Aspasia (con cui ho potuto sproloquiare prima, durante e dopo la recita), il Michele (credeva che o avremmo lasciato in pace, dopo che per le Nozze di Figaro abbiamo tenuto il final countdown dall’anno scorso? Illuso!), il nostro prediletto Gnagflow Trazom in arte Mozart ma in Italia De Mozartini (figurarsi, da un anno abbiamo aperto il blog e questo è il suo primo spettacolo che recensiamo. Non ne potevamo più di aspettare!) e, soprattutto, LUI: Cicciobello. Confidando che il Michele non abbia una crisi di gelosia, quando sulla locandina ho letto il nome di Bruno Praticò sono partita per la tangente e non sono più tornata... Perché lo ADORO, dal momento in cui la televisione ci ha rifilato un suo Barbiere di Siviglia (Gioak, sei sempre in mezzo!) in cui l’omino caracollava per la scena con una mise da bambolotto che gli ha appiccicato addosso questo nome di battaglia che non si è più staccato. Quando uno fa sketch, non può che colpire nel segno.
Abbiamo pregustato a lungo le delizie di ieri pomeriggio.
Poco prima delle tre, ci siamo messe ordinatamente in fila assieme agli altri avventori fuori dal Comunale.
Ci siamo divise i biglietti.
Ci siamo soffermate con particolare emozione sulla prospettiva di essere in prima fila.
Diavolo, se penso agli affanni e ai palpiti (e ai soldi) che mi sono costati quei biglietti ho ancora un tuffo al cuore! [ESAGETATA!]
Aspasia ha sottolineato il fatto che non era necessario che cercassi di aprirmi un varco per entrare per prima perché «i posti sono numerati e non ce li porta via nessuno!» E tenetelo bene a mente...
Passate le tre.
Aperta baracca.
Confiscato un programma di sala.
Camminata da dive lungo tutta la platea, splendenti di luce propria, collo dritto, muso franco.
Io non mi ero fatta neanche lo scrupolo di controllare che la prima fila fosse effettivamente la nostra, la fila A, perché, a rigor di logica, lì doveva stare.
«Guarda che sulla sedia c’è scritto fila B!» mi avverte Aspasia.
Agguantata la maschera.
Chieste informazioni con finta calma.
«Abbiamo soppresso la prima fila per allungare il palco» (c’erano due ballatoi laterali che passavano sopra l’orchestra per permettere ai cantanti di muoversi fino in platea), «per cui vi abbiamo spostate. Siete in fila I».
Dopo aver sparato il «Grazie» più fasullo di tutta la vita, io e la mia socia abbiamo ripercorso il breve tratto con le orecchie basse come cuccioli tristi... Poi, ovviamente, è partita l’invettiva.
«Una si fa tutta questa strada per la prima fila, e viene sbattuta in un’altra, banalissima a mezza navata?»
Oh, Santa Radegonda, trattienici, se hai il coraggio! Oh, San Petronio, perché ci hai fatto questo? Volevamo prendere atto dei sospiri e dei canti del Michele, e ne siamo state così brutalmente private! Lo sapete cosa sarebbe successo, se per caso si fosse guardato intorno per salutarci, non ci avesse viste e si fosse rifiutato di cominciare senza di noi (e pazienza se in realtà non ci conosce, queste pagine le scrivo io e le scrivo come mi pare)? Avevamo un fumo intorno che la nebbia di Londra è nulla al confronto... Io, fotografa assatanata piuttosto che provetta, non avevo nemmeno la voglia di estrarre il mio canón (macchina fotografica dal mega obiettivo) per immortalare noi stesse e i luoghi intorno...
Poi, nel bene o nel male e nella buona o nella cattiva sorte, le cose non si sono rivelate così tragiche, perché, come ha detto Aspasia quando l’eco dei primi sospiri è arrivato «Il Michele, evidentemente, sospira in maschera!», e non eravamo poi troppo distanti da non riuscire a cogliere le intromissioni del direttore nel cantato. Aspasia «Ma canta più forte di Cherubino!» e io «È più Contessa della Contessa!» Che meraviglia! (se fosse stato il Divo, qui avrei fatto cadere un sospiro svenevole, ma purtroppo Divo non è e di sospiri ce ne sono stati a iosa...)
Devo ammettere che il cambio di posto ha avuto anche un risvolto molto favorevole nel contesto degli strepitosi vicini (che il Signore ce li conservi!), di cui ormai non posso più fare a meno. Accanto a me, si era seduto un signore distinto, sulla sessantina, completamente calvo. Appena è entrato il Michele, anziché limitarsi ad applaudire, ha sbottato «Guarda là, che capelli!»... Invidia? Ma non è stata questa la vetta. Il signore in questione non deve essere habitué dell’opera, o almeno non delle Nozze, perché ha seguito i travestimenti del quarto atto col fiato sospeso. Quando il Conte sorprende la Contessa travestita da Susanna assieme a Cherubino, ha esclamato «Oddio! Che succederà?», e lo stesso schema si è ripetuto per tutti gli altri scambi di persona... È stato bello rivivere con questo illustre sconosciuto la suspance del primo ascolto, che a momenti stavo per dimenticare (io, veterana delle Nozze a cui ho assistito per la prima volta ben dodici anni fa! Vecchia carampana!). E rideva come un bambino...
Di “bambini”, per la verità, intorno a noi ce n’erano parecchi: due signore nella fila retrostante sembravano planate a Bologna direttamente dal Met, perché si sono sganasciate per qualunque trovata o frase, spesso anche quando, apparentemente, non c’era granché da ridere. Ma i vicini ci piacciono così, entusiasti e vivaci!



Esauriti i convenevoli, passo a presentarvi la banda:
Il Conte d’Almaviva, Simone Alberghini
La Contessa d’Almaviva, Carmela Remigio
Susanna, Cinzia Forte
Figaro, Nicola Ulivieri
Cherubino, Marina Comparato
Marcellina, Tiziana Tramonti
Bartolo, Bruno Praticò
Basilio, Mert Süngü
Don Curzio, Saverio Bambi
Barbarina, Cristiana Arcari
Antonio, Nicolò Ceriani
Due contadine, Silvia Calzavara e Roberta Sassi

Orchestra e Coro del Teatro Comunale
Maestro del coro, Lorenzo Fratini
Direttore, Michele Mariotti
Regia, Mario Martone

Il title role Nicola Ulivieri ha portato un scena un valido Figaro, tagliato per la parte e di bello spirito anche se con la tendenza a strafare per dare maggior enfasi alla parola.
La Susanna di Cinzia Forte aveva un’aria un po’ attempata, non sempre impeccabile, ma di bello squillo, e particolarmente interessante nell'aria Deh vieni non tardar.
Il Conte di Simone Alberghini, in uno splendido completo rosso, si è distinto per la sicurezza tecnica e una sana cattiveria, trascinante nell’aria del terzo atto.
Deludente, invece, la Contessa di Carmela Remigio, spesso distaccata e distaccante, con un registro grave rappezzato e una generale mancanza di fiato.
Marina Comparato è stata un simpaticissimo Cherubino, piacevole e fresco, animato dalla verve giovanile e un po’ scomposta che ci vuole per il personaggio.
Divissimo il Bartolo di Bruno Praticò, stavolta non in assetto bambolotto ma copia vivente di Charles Laughton in Testimone d’accusa e non a caso impegnato nel ruolo di consigliere attaccabrighe (gustosissima la Vendetta). Irresistibili poi gli interventi parlati sottovoce.
Tiziana Tramonti che, pur dividendo la scena con Cicciobello-Laughton non aveva niente di Marlene Dietrich, è stata una buona Marcellina, valida pur con alcune imperfezioni e non mutilata dell’aria del quarto atto.
Molto bravo il Basilio del giovane Mert Süngü, che sulle prime ci aveva lasciato un po’ perplesse non per l’esibizione, ma per il nome, che svettava per l’originalità accanto a tanti più comuni. «E dove l’hanno pescato?» ci siamo chieste. Beh, ovunque l’abbiano pescato, hanno fatto bene, perché In quegli anni in cui val poco è stata una vera rivelazione.
Buoni anche Saverio Bambi (Don Curzio, il mio personaggio preferito per la “prolissità” della parte :) ), Cristiana Arcari (Barbarina), Nicolò Ceriani (Antonio.)
Impeccabile la direzione di Michele Mariotti (ma poteva essere altrimenti?), rigogliosamente splendida. Incantevole, in particolare, Non so più cosa son, al punto Parlo d’amor vegliando, che apriva uno scorcio idilliaco.
Consolate, visti gli o tempora che corrono, la regia tradizionale di Martone, che ben rendeva la folle giornata.



Peccato solo doversene andare. La prossima volta, per ricordo, sviterò il numero dietro la poltrona, per dire “io c’ero”... Adesso che sarà di noi, nei cinquatrè uggiosi giorni che ci separano dal prossimo grande evento? Beh. Possiamo lasciare sulle spine voi e non rivelarvi in che cosa consista il grande evento.
Risatazza diabolica.

sabato 26 maggio 2012

Signori di fuori son già i suonatori: quello che la Rai ha in serbo per noi

O tutto o niente.
L'italica tv di solito è avara di opera(anche se l'altra sera c'era il Peter Grimes dalla Scala in diretta si Rai 5 ed io me ne sono dimenticata...).
Poi ogni tanto si sveglia e ci propone una scorpacciata.
Segnatevelo sul calendario: 3, 4 giugno e 7.









venerdì 18 maggio 2012

Si è spento Dietrich Fischer-Dieskau

Nel primo pomeriggio ho appreso la notizia della scomparsa del grande baritono Dietrich Fischer-Dieskau. Una gravissima perdita per il mondo della musica.

Il Diavolo Ascolta Mozart lo vuole ricordare così, semplicemente con la sua voce.




lunedì 14 maggio 2012

Una voce poco fa: Impresa solitaria “Se mai torno a’ miei paesi, anche questa è da contar” (Bologna, Italiana in Algeri, 13 Maggio 2012)

Avevo pensato a ben tre incipit per questa recensione, ma non al titolo: se l’abbondanza non ha mai fatto carestia, questa è l’eccezione che conferma la regola. Alla fine, ho scartato tutti e tre gli incipit e, come per magia, il titolo mi è comparso sui sopratitoli a teatro, rischiando che gridassi «Eccolo!» Così la prossima volta imparo a non preoccuparmi per le minuzie e attendere che la sorte faccia da sé. Dopotutto, col Gioak mi è sempre capitato così: andare a tentativi è l’unico modo per riuscire a fregarlo. E ce l’ho fatta anche questa volta. Nel mio piccolo, mi accontento.

sabato 12 maggio 2012

Per lui che adoro: Verdi e rimedi

DI NUOVO VERDI!
ANCORA VERDI!
SEMPRE VERDI!
Una volta, la mia concezione di "sempreverdi" era molto più innocua e riguardava, come mi hanno spiegato all'asilo, quelle belle piante che non perdono mai le foglie perché così gli uccellini infreddoliti vi si possono rifugiare.
Questa era la favoletta che passava a quei tempi.
Adesso, il concetto di sempre Verdi è diventato molto più pericoloso e riguarda LUI:
So che l'ho presa un po' da lontano, ma adesso vedrete che il campo si restringerà miracolosamente.
Non avrei nuovamente parlato di Verdi (che non se ne sentiva il bisogno) se stamattina Aspasia non mi avesse svegliato con la notizia "Si dice che Florez voglia debuttare Alfredo!" Ho visto il latte intorbidarsi...
"Diavolo! Diavolo! Diavolo!" ho pensato io con la solita compostezza (e questa imprecazione è dedicata a Auber e al suo capolavoro).
Adesso, quindi, ci toccerà forse anche Alfredo... Eh, ma non potevamo lasciare solo e abbandonato il Duca di Mantova, povero. Bell'altruismo!
Metto le mani avanti. Non che il Duca di Florez sia cantato male o che so io. La linea rimane sempre impeccabile, lui è incontrovertibilmente lo "Splendido", come gli hanno urlato alla Scala per la Donna del lago (così può fare il terzo fra la Divina e la Stupenda). Ciò non toglie che come interprete verdiano non mi quadri granché, ma, limitandoci per ora a un personaggio solo, questo parere può essere opinabile, benché non abbia mai sentito il Duca pienamente adatto alle sue corde e non so quanto con Alfredo le cose possano cambiare.
Queste mie impressioni forse sono imputabili a un "pregiudizio rossiniano" di fondo...
... fatto sta che è da una mezz'ora che continuo a vedermi un Rossini imbufalito che urla a Florez "PENTITI, SCELLERATO!" e Florez che ribatte "No, vecchio infatuato!" Speriamo solo che alla fine la disputa si risolva con soddisfazione di entrambi.

N.d.A(spasia)

Già da qualche tempo leggevo in rete di questa idea del debutto in Traviata. Speravo in una bufala... Poi, nei programmi dei concerti (di certo l'ha fatta a Londra qualche giorno fa, ma potrebbe averla cantata anche prima), ho visto comparire quella che per me e Armida è ormai nota come "L'aria del tagliaerba"
grazie a questo MAGNIFICO (mmm...) allestimento parigino di qualche anno fa (povero Jonas...).
Insomma. Gli indizi cominciano ad essere troppi. Se prima ci ridevo sopra, adesso inizio a preoccuparmi...

venerdì 4 maggio 2012

Cara immagine ridente: Favole rossiniane

Come comporre un'ouverture. Manuale pratico con parole e musica di Gioacchino Rossini (per cui, in teoria, dovrebbe trattarsi di un metodo affidabile)



Aspettate sino alla sera prima del giorno fissato per la rappresentazione. Nessuna cosa eccita più l'estro, come la necessità, la presenza di un copista che aspetta il vostro lavoro, e la ressa d'un impresario in angustie che si strappa a ciocche i capelli. A tempo mio in Italia, tutti gli impresari erano calvi a trent'anni. Ho composto l'ouverture dell'Otello in una cameretta del palazzo Barbaja, ove il più calvo ed il più feroce dei direttori mi aveva rinchiuso per forza, senz'altra cosa che un piatto di maccheroni, e con la minaccia di non poter lasciare la camera, vita durante, finché non avessi scritta l'ultima nota. Ho scritto l'ouverture della Gazza Ladra il giorno della prima rappresentazione, sotto il tetto della scala dove fui messo in prigione dal direttore, sorvegliato da quattro macchinisti che avevano l'ordine di gettare il mio testo dalla finestra, foglio a foglio, ai copisti, i quali l'aspettavano abbasso per trascriverlo. In difetto di carta da musica, avevano l'ordine di gettare me dalla finestra. Pel Barbiere feci meglio: non composi ouverture, ma ne presi una che destinavo ad un'opera semiseria, chiamata Elisabetta. Il pubblico fu arcicontento. Ho composto l'ouverture del Conte Ory stando a pesca, coi piedi nell'acqua, in compagnia del signor Aguado, mentre costui parlava di finanze spagnuole. Quella del Guglielmo Tell fu scritta in circostanze presso a poco simili. In quanto al Mosè, non ne feci alcuna.



E, come riporta la nota in calce nel mio volume delle Lettere del Gioak, questi consigli erano stati inviati a un artista esordiente dietro sua richiesta. Deve essere stato incoraggiante. :)